Gli F-35 bloccati a terra. Come Obama
Gli F-35 dell’America sono tutti a terra. Giovedì sera, nella base aeronautica di Eglin, in Florida, uno dei jet ha preso fuoco mentre iniziava le manovre per il decollo.
9 AGO 20

Gli F-35 dell’America sono tutti a terra. Giovedì sera, nella base aeronautica di Eglin, in Florida, uno dei jet ha preso fuoco mentre iniziava le manovre per il decollo. Il pilota è illeso, ma il Pentagono ha ordinato di bloccare tutti i voli e i test aerei programmati e di tenere a terra tutta la flotta dei jet da guerra, 97 in tutto, fino a che non si saprà cosa è successo all’aereo della Florida (è l’ottava volta che accade). Quello degli F-35 è uno dei più costosi programmi di armamenti mai intrapresi dal Pentagono: la sola America ci sta spendendo quasi 400 miliardi di dollari, e ha coinvolto molti suoi alleati della Nato in un programma di costruzione congiunta che va dall’Italia (che però ha bloccato l’acquisto dei jet fino a che non sarà messo a punto il Libro Bianco della Difesa) al Giappone. Gli F-35 dovrebbero essere i velivoli di quinta generazione che porteranno la potenza militare dell’America nel nuovo millennio, ma finora è stata una storia di fallimenti. Problemi di aerodinamica, di fulmini, di visibilità. La decisione controversa di dotare il velivolo di un solo motore, mortale se questo va fuoriuso. E in Florida, a provocare l’incendio è stato proprio il motore, che è “scoppiato sulla parte superiore dell’aereo” lasciando detriti dappertutto, ha detto una fonte a Reuters. C’è molto dell’America di Barack Obama in questi progetti che partono con aspettative enormi e cadono nel ridicolo. La costruzione degli F-35 è comune, multilaterale e deresponsabilizzante: partecipano tutti ma nessuno assume una vera leadership, nemmeno “from behind”. E’ l’esatta visione del mondo del presidente americano. Peccato che anche quello stia andando a fuoco.